Proiettato al futuro, attento alla storia: il valore aggiunto alla "riforma Moratti".
Roma. La scuola riparte dalla "I". Alle tre parole d’ordine della riforma Moratti, lanciate nella vittoriosa campagna elettorale del 2001, se ne aggiunge un’altra. Semplice, quasi scontata: Italia. Perfetta per completare il fortunato slogan "internet, inglese e impresa".

A sostenere la quarta "I" simbolica è Alleanza nazionale con una serie di iniziative che sabato culmineranno in una convention nazionale alla presenza di Gianfranco Fini.
Come sede del prossimo appuntamento monotematico della campagna elettorale è stato scelto il centro congressi dei magazzini del cotone di Genova.
Un decisione non casuale, dal momento che il capoluogo ligure per il 2004 si fregia della qualifica di capitale europea della cultura.

Con il presidente di An ci saranno, tra gli altri, il coordinatore nazionale Ignazio La Russa, il sottosegretario all’Istruzione Maria Grazia Siliquini, il responsabile scuola di An Giuseppe Valditara, il direttore del Secolo d’Italia Gennaro Malgieri, il consigliere d’amministrazione della Rai Marcello Veneziani.

Oggi, intanto, si inizia con la conferenza stampa di presentazione del convegno genovese alla quale parteciperanno La Russa, i vicecoordinatori Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Giovanni Collino, Valditara e Siliquini.

Nell’occasione sarà illustrato il manifesto che accompagna l’iniziativa e che già campeggia sul sito internet di An.
Un’immagine sulla quale, in verità, ci sarebbero da spendere poche parole, tanto è immediata ed efficace: una ragazza che sulla lavagna riporta il motto della Cdl in materia scolastica.
Riveduto e corretto: la giovane non si limita a ripetere la triade più internet-più inglese-più impresa come una secchioncella.
Vuole di più. Vuole dare senso a quella che altrimenti rischia di rimanere una formuletta vuota, incolore.

Per questo le tre "I" iniziali sono dipinte di bianco, rosso e verde. Rinvigorite, umanizzate, italianizzate, Ma non basta.
Il manifesto rende ancora più esplicito il valore aggiunto che An porta alla riforma Moratti e ai programmi della coalizione: "Più Italia nella scuola", recita la fondamentale integrazione dello slogan. La quarta "I", appunto.

Un modo appropriato per sottolineare l’importanza della nostra lingua e del nostro patrimonio culturale che la riforma Moratti non ha certo dimenticato.
Anzi, la ristrutturazione della scuola prevede un ritorno allo studio più approfondito di questi temi evitando la sciagurata concentrazione sul Novecento voluta da Luigi Berlinguer e ridando finalmente vigore alla materie umanistiche.
Insomma, il doveroso perfezionamento delle tre "I" ne sottintende una quinta: identità.

Nel corso degli appuntamenti dedicati all’istruzione i vertici di An non mancheranno di fornire le cifre.
Autentiche, garantite, perfino certificate.

Una precisazione quasi superflua se non fosse per il polverone sollevato da genitori, professori, ricercatori e studenti "schierati": i reduci del Sessantotto e/o Settantasette e coloro che sognano di ripeterne le gesta.

Un can can mediatico organizzato dalle mille sigle, associazioni e partitini di cui si compone la Sinistra allo scopo di delegittimare il grande sforzo riformistico del ministero dell’Istruzione e di non perdere consensi in una tradizionale roccaforte, nonché serbatoio di voti, come la scuola.

Non deve quindi meravigliare che Valditara abbia intitolato I dati reali della scuola italiana un opuscoletto che presto si trasformerà nel primo capitolo di un libro bianco sull’istruzione destinato a smentire i luoghi comuni agitati dalla Sinistra.
Tutte le ciance dell’Ulivo vengono spazzate via da una puntuale documentazione ricca di grafici, tabelle e numeri.

Qualche esempio: la spesa complessiva per la scuola in Italia non è mai stata così alta come negli anni di governo del Centrodestra.
La vetta è stata toccata nel 2003 con 39.736 milioni di euro, mentre durante la legislatura monopolizzata dall’Ulivo l’andamento della spesa è stato variabile.
Talvolta si è verificata addirittura una contrazione, come nel 1997, in occasione della prima legge finanziaria targata Romano Prodi.

Complessivamente la Casa delle Libertà ha aumentato la spesa per l’istruzione di 3.949 milioni di euro, cioè, come sottolinea la pubblicazione di Valditara, "dell’11 per cento, circa il doppio dell’aumento complessivo dell’inflazione".
Se poi si analizza il rapporto tra spesa per la scuola e prodotto interno lordo negli anni del Centrosinistra, la percentuale massima non supera mai il quattro.

A sbugiardare gli oppositori della riforma Moratti sono anche altri dati.
Clamorosamente.
Si va dall’edilizia scolastica alla quale il dicastero di viale Trastevere ha dedicato un’attenzione particolare, alle politiche per i disabili, altro settore che ha ottenuto un incremento di risorse.
Non manca nemmeno l’analisi sulle politiche del personale e sugli stipendi (un dato su tutti: nel 2003 l’incremento medio mensile per 800mila insegnanti è stato di 147 euro).

Vengono inoltre ricordati provvedimenti meritori come l’applicazione di un prezzo massimo sui libri di testo e l’inizio regolare delle lezioni, obiettivo raggiunto per la prima volta dopo decenni a partire dall’anno scolastico 2001/2002.

Discorsi a parte meritano "la malafede della Sinistra nelle polemica sul tempo pieno" e la "malagestione dell’Ulivo": due capitoli con molte sorprese.

da "Il Secolo d’Italia" del 1 aprile 2004
di EMANUELE CONTI